[A bocca aperta,
distesa tra l’erba
e le schegge d’acciaio
dilaniata è la valle.]
Ho fauci d’odio
conficcate nella carne
e le mani lacerate
dal pianto
Ricordi? Cantavamo l’amore
lungo le sponde del Miliačka
e la pioggia batteva sui muri
prima che ci divorassero i cuori
con denti di falce.
Eran’ belle allora le nostre città
i ponti univano il cielo alle sponde
tra moschee, chiese, e sinagoghe
e le donne offrivano il Burek
sull’uscio di casa.
Poi hanno vestito il cielo
di sangue e di guerra
e spazzato via col fuoco
la nostra canzone.
Vivrò forse sino a domani
oppure sino a cent’anni
ma non ci saranno più
i nostri viali, quegli alberi
che ci celavano al bacio.
Ti hanno presa in cento
con forza, e di pattumiera
hanno fatto il tuo grembo.
Adesso quel seme che hai fecondato
m’abbraccia, mi chiama la notte
quando nel buio, ancor sveglio
e spaurito, mi chiede
della nostra canzone.
Francesco Melis