TEMPLATE 34. TRAMONTO Author: Pannasmontata You can contact me on: http://www.pannasmontata-templates.net Please don't remove CREDITS. --> MusicArte

venerdì, 19 giugno 2009, ore 23:59

Quanto è lontana
la strada questa sera.
 
Soffia il gelo quest’oggi
in bolle rotonde
e tra le mani
a sfaldarmi il cuore.
 
S’alzano nell’aria
a raggiungere
dal fondo il cielo
ed io rimango qui, sospeso
impiccato con doppio cappio
all’attimo del ricordo.
 
Hai piantato un seme
nel giardino del pensiero
nell’ebbrezza di un solo
solco-secondo.
 
Ma sarà il silenzio
della mia canzone
a frantumarti gli occhi
mentre ti scucio
le vesti dalla pelle.
 
Godimi ancora
della tua lacrima-pianto
perché è un mostro
il mio cervello
il tuo cuore
la mia carne.
 
Francesco Melis
Anghelu
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martedì, 02 giugno 2009, ore 21:35

[A bocca aperta,
distesa tra l’erba
e le schegge d’acciaio
dilaniata è la valle.]
 
Ho fauci d’odio
conficcate nella carne
e le mani lacerate
dal pianto
 
Ricordi? Cantavamo l’amore
lungo le sponde del Miliačka
e la pioggia batteva sui muri
prima che ci divorassero i cuori
con denti di falce.
 
Eran’ belle allora le nostre città
i ponti univano il cielo alle sponde
tra moschee, chiese, e sinagoghe
e le donne offrivano  il Burek
sull’uscio di casa.
 
Poi hanno vestito il cielo
di sangue e di guerra
e spazzato via col fuoco
la nostra canzone.
 
Vivrò forse sino a domani
oppure sino a  cent’anni
ma non ci saranno più
i nostri viali, quegli alberi
che ci celavano al bacio.
 
Ti hanno presa in cento
con forza, e di pattumiera
hanno fatto il tuo grembo.
Adesso quel seme che hai fecondato
m’abbraccia, mi chiama la notte
quando nel buio, ancor sveglio
e spaurito, mi chiede
della nostra canzone.
 
Francesco Melis
Anghelu
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venerdì, 29 maggio 2009, ore 01:48

Sono appese le nuvole
come ombre alla parete
m’inseguono, mi toccano  
mi spremono l’anima.
 
Ora son’ goccia
scivolata nel martello
tra l’incudine
e i riflessi di vetro.
 
L’ultimo bagliore mi brilla
mi scuote,  mi taglia la lingua
con falce di parola.
 
Sono qui,  nel cielo rovesciato
impiccato alla linea dell’orizzonte
aspettando un cenno, un sogno
o un ultimo bacio.
 
*
 
Francesco Melis
Anghelu
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martedì, 26 maggio 2009, ore 01:44

Acquietati gli echi del silenzio
quando il freddore
al fin s’addorme
m’avvampi con carezze
di  sangue e pelle
quando di gambe m’avvolgi
e di passione al cuor  
fluttuando tu m’assali
e questo è ciò che m’innamora
più della dolcezza agl’occhi
più della pelle
e i seni
in chiaror di marmo.
*
Francesco Melis
Anghelu
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lunedì, 18 maggio 2009, ore 00:32

Voglio strappar le radici al tempo
farlo a pezzi, smembrarlo
e impedendogli di andar via
scucirmi dalla pelle
tutto il suo inganno.
 
Ciò che rimarrebbe
è il vissuto incancellabile
idealizzato nella pienezza del nulla
gesti abbandonati alla tempesta
indossati dal poeta
in giorni presi a prestito
all’onda del mare.
 
 Francesco Melis
Anghelu
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domenica, 26 aprile 2009, ore 19:57

Nell’ellissi di un momento
ho scorticato il giorno
e inseguito un sogno
mentre il tempo
batteva sul mondo.
 
Non porta lacci alle scarpe
il cielo, né parole
ma note graffiate
nell’ellitico spazio
di un pensiero.
 
Ho curvato il capo
e lo sguardo all’orizzonte
ma il vento scorre
come piombo, e di sassi
le braccia, ho
inchiodate ai fianchi.
 
Francesco Melis
 
Anghelu
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sabato, 04 aprile 2009, ore 17:06

Amo quella tua fragilità
quella tua sicurezza stonata
quando nuda e deposta
al lento dominare d’onde
mi cerchi, bagnata di muschio
di latte, e di miele.
 
Adoro il tuo dipingermi la carne
quei tuoi seni belli e distesi
quando nel pianto m’attraversi
mi scuoti, mi spremi le ossa, e ti ritiri.
 
Ci son’ giorni, in cui le parole
Sembran’ spighe, e pan’ dorato
I tuoi fianchi, quando ti svesti
di filigrana e cotone
solcando i perimetri neri
dei miei desideri.
*
Francesco Melis
Anghelu
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domenica, 22 febbraio 2009, ore 20:45

Di  quegl’attimi ultimi
muti fuggiti nel vento
ho fasciato la lingua
e il mio capo
ma la pelle ho asperso
e la mente al suo canto.
 
Ho comprato una vela
e un legno lieve
al mercato del pesce
e un guscio ho costrutto
ad affrontar’ le onde
 
Il vento mi spinse
per calli inviolate
su umide valli
e sotto il mar li remi
fessi a governarne il flutto
 
Su candide spume
il suo corpo emerse
come Dea fortunata
come unica terra
che al canto suo
al suo amor s’appella.
 
Naufrago io allor’ divenni
e di porti e strade
mi scordai la mente
allo splendor’ che agl’occhi miei
mi prese.
 
Ancora palpita il cuor’
sopra allo scoglio
è onda ogni sua lacrima
e ogni sospiro è pioggia
sopra alle vesti.
*
Francesco Melis

Anghelu
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sabato, 14 febbraio 2009, ore 01:38

Per te divoro

i miei alibi più stretti

perché non v’è luna

né orizzonti a sfamarmi

 

Adoro quel bianco incolmabile

nei tuoi seni randagi e tzigani 

e quei tuoi piedi, scalzi e bagnati

ad assediarmi il cuore e la lingua.

 

In te ho riversato il mio amore

mentre il sole cadeva sul mondo.

 

Francesco Melis

Anghelu
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martedì, 03 febbraio 2009, ore 19:53

Non basterebbe un Sole
al ciel, a riapparir l'azzurro
se in esso il tuo sorriso
non ci fosse
a spogliarmi colpe
e del mio corpo
poi, facesse baci.
 
Non basterebbero mani
al cuor, ad accarezzar la pelle
se dei rami miei, tu
non fosssi ape e fiore
e non basterebbe fiume
ad essi, a inaridir la sete
se al tracimar d'amor
tu ponessi, argine.
 
Francesco Melis
Anghelu
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