TEMPLATE 34. TRAMONTO Author: Pannasmontata You can contact me on: http://www.pannasmontata-templates.net Please don't remove CREDITS. --> MusicArte

mercoledì, 07 ottobre 2009, ore 22:34

Non ho lacci nelle scarpe
né mappe da seguire
e divelto da tempo
ho tutti i binari
e pur devo andare
senza mai fermarmi
su questa sabbia
ondulata e profonda
oltre questa terra
bruciata di luglio.
 
È bella la notte
questa notte
è amica che m’ascolta
è veste fresca e silenziosa
e non riversa divise
a tarparmi il respiro.
 
Sono ragni d’argento
tutte le stelle
e pur devo andare
senza mai fermarmi
oltre le spine
a tagliarmi la pelle
lontano dal nido
troppo denso e pesante.
 
Francesco Melis
Anghelu
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martedì, 15 settembre 2009, ore 21:05

Ha il passo leggero la morte
e sculetta come una puttana
nel passo lento della sera
quando gli stolti, ancora
s’attardano a suggersi l’anima
tra una siringa, e lo sguardo
annoiato dei lampioni.
 
Dietro di me le ombre assorbono
i chiaroscuri del mattino
come lame attente e sdraiate
tra il sogno e il ciglio della strada.
 
Ho biasimato la tua prigione
sino alla radice del tuo sentirmi
e nella mia sfrontatezza
ti ho resa libera.
 
Amo il tuo ribellarti
alle mie carezze
Il tuo sorriso attento e sofferto
quando ti prendo, ti volto
e per alte strade
ricompongo il tuo nome.
 
Francesco Melis
 
 
Anghelu
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venerdì, 07 agosto 2009, ore 20:58

S’alzano all’alba i miei peccati
demoni fasciati di crine e tabàsco
sfregiandomi il cuore gl’occhi e la vita.
 
Della notte non han' fatto dimora
ma hanno eretto torri di spine
a pesarmi tra il mento e il costato.
 
Durerà un anno intero questa aurora
oppure dieci, o cento, o forse mille
ma mille e cento saranno i miei ruggiti
a scaldar’, ancora, questa luna cieca e sorda.
 
Non cederò di un solo passo al sole
né all’inutilità del vento
e nel tuo grembo morirò a maestrale
perché non si può vivere ogni mattino
e morir’ su te è un bello andare.
 
Francesco Melis
Anghelu
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lunedì, 20 luglio 2009, ore 20:57

 
Vengono giù dal tetto tutti i fantasmi,
aggrappati al tubo catodico della mia esistenza.
E Son’ tagli di vetro queste mie ombre
appiccicate alle pareti
lame bagnate d’odio e di pianto.
Ma ho ancora ali d’angelo da spendere
dentro alla tasca, ed un amico immaginario
a cantarmi il mio blues.
Ho venduto i miei sogni più belli
al mercatino del falso assoluto
e con mare, e burrasca, man ripagato.
Ma avevo ali d’angelo da spendere
nascoste dentro alla giacca
e un’anima amica a cantarmi il mio blues.
 
Francesco Melis
Anghelu
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domenica, 12 luglio 2009, ore 22:56

Oh vita, vita..
Confuso è quel  giorno
Infranto, tra le tue lacrime
e il mio sangue, corroso
nell’orizzonte di  piombo.
 
Mecenate mi fu
l’intreccio d’orgoglio
e assassino e padrone
mentre di spavento
riempivi il mio cielo.
 
Appena sfiorata fu  la meta
E nel capriccio esaltata
E  fu  nella polvere
Che mi uccidesti
Con ruote di fiamma.
 
 
Anghelu
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venerdì, 19 giugno 2009, ore 23:59

Quanto è lontana
la strada questa sera.
 
Soffia il gelo quest’oggi
in bolle rotonde
e tra le mani
a sfaldarmi il cuore.
 
S’alzano nell’aria
a raggiungere
dal fondo il cielo
ed io rimango qui, sospeso
impiccato con doppio cappio
all’attimo del ricordo.
 
Hai piantato un seme
nel giardino del pensiero
nell’ebbrezza di un solo
solco-secondo.
 
Ma sarà il silenzio
della mia canzone
a frantumarti gli occhi
mentre ti scucio
le vesti dalla pelle.
 
Godimi ancora
della tua lacrima-pianto
perché è un mostro
il mio cervello
il tuo cuore
la mia carne.
 
Francesco Melis
Anghelu
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martedì, 02 giugno 2009, ore 21:35

[A bocca aperta,
distesa tra l’erba
e le schegge d’acciaio
dilaniata è la valle.]
 
Ho fauci d’odio
conficcate nella carne
e le mani lacerate
dal pianto
 
Ricordi? Cantavamo l’amore
lungo le sponde del Miliačka
e la pioggia batteva sui muri
prima che ci divorassero i cuori
con denti di falce.
 
Eran’ belle allora le nostre città
i ponti univano il cielo alle sponde
tra moschee, chiese, e sinagoghe
e le donne offrivano  il Burek
sull’uscio di casa.
 
Poi hanno vestito il cielo
di sangue e di guerra
e spazzato via col fuoco
la nostra canzone.
 
Vivrò forse sino a domani
oppure sino a  cent’anni
ma non ci saranno più
i nostri viali, quegli alberi
che ci celavano al bacio.
 
Ti hanno presa in cento
con forza, e di pattumiera
hanno fatto il tuo grembo.
Adesso quel seme che hai fecondato
m’abbraccia, mi chiama la notte
quando nel buio, ancor sveglio
e spaurito, mi chiede
della nostra canzone.
 
Francesco Melis
Anghelu
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venerdì, 29 maggio 2009, ore 01:48

Sono appese le nuvole
come ombre alla parete
m’inseguono, mi toccano  
mi spremono l’anima.
 
Ora son’ goccia
scivolata nel martello
tra l’incudine
e i riflessi di vetro.
 
L’ultimo bagliore mi brilla
mi scuote,  mi taglia la lingua
con falce di parola.
 
Sono qui,  nel cielo rovesciato
impiccato alla linea dell’orizzonte
aspettando un cenno, un sogno
o un ultimo bacio.
 
*
 
Francesco Melis
Anghelu
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martedì, 26 maggio 2009, ore 01:44

Acquietati gli echi del silenzio
quando il freddore
al fin s’addorme
m’avvampi con carezze
di  sangue e pelle
quando di gambe m’avvolgi
e di passione al cuor  
fluttuando tu m’assali
e questo è ciò che m’innamora
più della dolcezza agl’occhi
più della pelle
e i seni
in chiaror di marmo.
*
Francesco Melis
Anghelu
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lunedì, 18 maggio 2009, ore 00:32

Voglio strappar le radici al tempo
farlo a pezzi, smembrarlo
e impedendogli di andar via
scucirmi dalla pelle
tutto il suo inganno.
 
Ciò che rimarrebbe
è il vissuto incancellabile
idealizzato nella pienezza del nulla
gesti abbandonati alla tempesta
indossati dal poeta
in giorni presi in prestito
all’onda del mare.
 
 Francesco Melis
Anghelu
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