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Natale 2006
Il calore delle tue mani legate alle mie
Il tuo pullover sopra al mio pigiama.
Regalami abbracci che vorrei vivere.
Notte di camini accesi in attesa di neve
Disegno sul vetro a memoria il tuo viso,
Incollo le labbra alla smorfia di te.
Spettinare di cuori senza indirizzo
Fra raffiche fredde di tramontana.
Su monti innevati d’aria leggera,
Natale veste d’oro e di rosso per te.

Che rispecchia la vita

" Tanti e tanti anni fa, quando ogni ovile era una casa ed ogni gruppo di case era un paese, tutte le case della Sardegna avevano una cucina con il focolare al centro della stanza dove poter cucinare, potersi scaldare e radunare la sera ad ascoltare Sos contos (favole, fiabe) raccontati dalle bocche dei più anziani.…
Marja dopo aver liberato i piccoli insetti si diresse verso il villaggio degli umani, c’era festa quella sera al paese e per niente al mondo avrebbe mai perso un’occasione per divertirsi con qualche umano. Era bellissima in quelle sue vesti d’organza trasparente. La luce delle fiaccole faceva trasparire le curve dei suoi fianchi attraverso il leggero tessuto rendendola così ancor più bella agli occhi degli umani. Gli uomini si davano sempre un gran da fare per invitarla ad entrare "in su ballu tundu" (nel ballo tondo) il cui grande cerchio danzante occupava quasi tutta la piazzetta del centro abitato.
Marja entrò ancora nel ballo scatenandosi al ritmo delle "launeddas" (antichissimo strumento musicale a fiato). Passò da un ballerino all'altro, leggera e felice come una farfalla ed in fine si gettò tra le braccia dell’ultimo giovane che le si era affiancato nel ballo. Boicu era alto e snello. Il suo fiero portamento e la sua giovane pelle lo rendevano agli occhi della strega, irresistibile. I due ballarono e risero a lungo, poi si ritirarono in un luogo più appartato e a nulla servirono i richiami delle sue compagne che, dall'alto delle domus, (domus de Janas, le case delle streghe) la mettevano in guardia:
Marja la chiave del baule ti cerca, non farti rubare la chiave.
Il ragazzo lasciò la fata distesa nella paglia, si rivestì velocemente, e salutandola con un bacio si allontanò da lei.
Rientrando a casa la strega trovò la porta aperta. Tutto era stato messo sottosopra e della cassa panca, neanche l’ombra. Aspettò con ansia il rientro delle amiche lucciole, aspettò per ore, ma niente accadde, allora abbandonò la domus giurando a se stessa che si sarebbe presto vendicata.
Passarono dei giorni. In paese la gente raccontava di quel giovane che, con una sfera di cristallo luminescente, girava in lungo e in largo la regione vendendo la luce durante le notti più buie. La fata, saputo ciò che accadeva si mise subito sulle sue tracce. Attraversò campi incolti, guadò ruscelli e oltrepassò colline, sino a quando non vide in lontananza un forte chiarore. “Eccoti finalmente!” esclamò affrettando il passo.
Marja entrò in paese con sembianze da vecchia. La gente festante accalcava le vie del paese e la piazza, non fu facile per lei farsi largo tra la folla. “ LANTERNE MAGICHE! VENITE A COMPRARE LA VOSTRA LANTERNA, ILLUMINATE LE VOSTRE NOTTI PIÙ BUIE” urlò qualcuno in fondo alla piazza. Marja si avvicinò al giovane ladro! “Quanto chiedi per le tue lanterne?” gli chiese. “Dammi due soldi,vecchia, e ne avrai una” rispose il ragazzo allungando la mano verso il grande contenitore in cristallo che le conteneva. “ Le voglio tutte!” esclamò la strega porgendogli quattro monete d’oro. “portamele a casa” gli disse ancora, aggiungendo altre due monete. Il giovane mercante alla vista del malloppo spalancò gli occhi, incredulo. “Come vuoi tu Zia!” esclamò. “ fammi strada!” aggiunse caricandosi il tutto sulle spalle. Seguì così la vecchia per i vicoli del paese, sino a che questa non si fermò davanti all’uscio di una casa. “ Poggia pure qui!” disse la vecchia spostandosi di lato. Il ragazzo si chinò a poggiare la gran teca di cristallo a terra. Marja portò velocemente una mano sul viso del ragazzo poi, con un movimento repentino, strappò gli occhi dalla sua testa. “Hai rubato ciò che non è tuo, e hai venduto la flebile luce della notte, privando così del suo chiarore l’intera umanità. Ora sei tu che devi pagare me! E il mio prezzo è la tua luce, i tuoi occhi!” gli disse. “Tornate alla notte mie care amiche, ora siete libere!” disse poi, alzando le braccia al cielo. In tutto il paese, le piccole lanterne vendute si ruppero nello stesso istante. Le lucciole contenute nel loro interno presero il volo e si allontanarono disperdendosi nella vallata. Non tornarono mai più indietro, e non si fecero più vive se non in estate, durante le serate più calde. La Jana si girò verso la grande sfera di cristallo. “ Soffia vento!” esclamò ancora. Il vento arrivò come un soffio leggero, poi si rinforzò gradualmente fischiando tra i vicoli del paese. “Porta lontano queste piccole fiaccole, che nessun umano non possa mai più raggiungerle!” recitò ancora. Il vento ruppe il cristallo, avvolse poi i piccoli insetti e ululando salì con loro verso la notte, salì in alto, sempre più in alto, poi con un ultimo battito le sparpagliò nel nulla. La notte acquistò una nuova luce, anche la luna beneficiò di tal prodigio…nacque così la via lattea.
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La strada ai viandanti
Morirà da Re
Arido cuore
Alla vita celato
Bisogno d’odio
