sabato, 30 giugno 2007, ore
19:51
Vivere
è morire
nel sentirti,
è rinascere
tra spume
di panna
e labbra,
è raggiunger’
ancora
l’ora,
in cui
immerger’
lingua,
su umori
d’aspro limone
e miele,
in giardini
e frutti
rosso-fragola.
Anghelu
venerdì, 29 giugno 2007, ore
08:43
Cose Così (cedro e datteri)
Dentro la tua bocca
nell’alito dolciastro
tra l’allegria dei denti
nei fondi del respiro
acquieto l’impazienza.
Gli abbracci mogano
si aprono un varco
tra erosi solchi,
brune terre di cedro
e datteri dolci.
Gira intorno alla lingua
il concentrico sfibrarsi
riarde fino a consumarmi
mi hai aperto le braccia
ed io ti sono grata.
Venexiana
a Francesco con amicizia
Anake
domenica, 24 giugno 2007, ore
12:06
LAVORI IN CORSO
Torno subito
...Quasi Subito
Anghelu
mercoledì, 13 giugno 2007, ore
13:21
Cose Così (More, lamponi e lavanda)
Gioco di parole legate ai fianchi,
lusinga d' un cuore malizioso.
Bocca sottile, di more e lamponi,
crudele come sogno che muore all'alba.
Il viola della lavanda è nei ricordi,
nel silenzio d'un amore all'imbrunire.
Venexiana
Anake
giovedì, 07 giugno 2007, ore
06:54

Giochi di parole, e canti, scritti sull'onda del romanzo "La Sirena" di
Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Or che onda
sono
e pesce
della mia vita
in morte
voglio narrarvi.
Non fu
per mia viltà
o per tremor’
dell’esser’
che di flutti
e spume d’onde
mi feci Casa,
né per vuotezza
d’animo,
perché di filosofia
e storia
io fui padrone
né mi furon
mai stranieri
gli antichi canti
che a poetar'
del mondo
in lungo, e largo
vanno.
Fu di Lighea
il ricordo,
e la magia
del suo dolce
canto
e il sapor'
sempre presente
dei suoi baci
e i bianchi seni
che mi portaron
a rifuggir'
le valli
e l'ombrose torri
al Po bagnate.
“Vieni”
disse!
“Quando sarai stanco”
“e la tua sete”
“e brama”
“sarà placcata ”
Per questo, solo
giuro!
Io me ne andai.
Tramutai
allora
l'aria in branchie
e il mio inceder'
si fece pinna
perché a rifuggir
l'amor
si diventa stanchi
mentre
vagar con lei
sull'onde
è un lieto
andar'.
Anghelu
lunedì, 04 giugno 2007, ore
18:35

Un mondo
un sogno.
Prendo, del vento
l’ultima onda
a rifuggir
l’angusto porto
dove timidezza
è peccato
e l’inganno
argento e oro.
Spiego le vele
a correnti antiche
E prua volgo
a sconosciuti lidi
Ove il sole
è ancora sole
e i giardini, ancor
sanno di fragole.
Anghelu
sabato, 02 giugno 2007, ore
14:21

(foto di Sergio Siano)
Placo la mia sete
Nell’oro e nell’uva
Perché arida è diventata
La gola della mia esistenza
Ed è vino che si fa ferita
E sangue che si fa moneta
A saldare il conto
All’oste della vita
In vite sgretolate
Da giorni
Di non più vergogna
Per gli aridi moralismi
I facili pietismi
Dei benpensanti
Dalle vite piene
E dai stomaci turgidi
d’ingordigia d’animo.
1
dedicata a Tommi, che lucidamente decise di bruciare il suo tempo vivendo pericolosamente.
Anghelu