Non più foglie
sballottate al vento
siamo
ma umidi corpi
convulsi
in interni
di cosce e carne.
Proiettato
oltre il diaframma
dello stridente altrove
a pescar mi tuffo
in quel eterno anelito
ma orfano son’ di parole
quando con lingua
i tuoi tratti a cesellar
m'approdo, poiché nel verbo
non v'è riflesso alcuno
di ciò che in cuor’ mio
in delirio è mosso.












