S’alzano all’alba i miei peccati
demoni fasciati di crine e tabàsco
sfregiandomi il cuore gl’occhi e la vita.
Della notte non han' fatto dimora
ma hanno eretto torri di spine
a pesarmi tra il mento e il costato.
Durerà un anno intero questa aurora
oppure dieci, o cento, o forse mille
ma mille e cento saranno i miei ruggiti
a scaldar’, ancora, questa luna cieca e sorda.
Non cederò di un solo passo al sole
né all’inutilità del vento
e nel tuo grembo morirò a maestrale
perché non si può vivere ogni mattino
e morir’ su te è un bello andare.
Francesco Melis