Ha il passo leggero la morte
e sculetta come una puttana
nel passo lento della sera
quando gli stolti, ancora
s’attardano a suggersi l’anima
tra una siringa, e lo sguardo
annoiato dei lampioni.
Dietro di me le ombre assorbono
i chiaroscuri del mattino
come lame attente e sdraiate
tra il sogno e il ciglio della strada.
Ho biasimato la tua prigione
sino alla radice del tuo sentirmi
e nella mia sfrontatezza
ti ho resa libera.
Amo il tuo ribellarti
alle mie carezze
Il tuo sorriso attento e sofferto
quando ti prendo, ti volto
e per alte strade
ricompongo il tuo nome.
Francesco Melis