Di quegl’attimi ultimi
muti fuggiti nel vento
ho fasciato la lingua
e il mio capo
ma la pelle ho asperso
e la mente al suo canto.
Ho comprato una vela
e un legno lieve
al mercato del pesce
e un guscio ho costrutto
ad affrontar’ le onde
Il vento mi spinse
per calli inviolate
su umide valli
e sotto il mar li remi
fessi a governarne il flutto
Su candide spume
il suo corpo emerse
come Dea fortunata
come unica terra
che al canto suo
al suo amor s’appella.
Naufrago io allor’ divenni
e di porti e strade
mi scordai la mente
allo splendor’ che agl’occhi miei
mi prese.
Ancora palpita il cuor’
sopra allo scoglio
è onda ogni sua lacrima
e ogni sospiro è pioggia
sopra alle vesti.
*
Francesco Melis